Struttura e markup per modelli AI

Federico Fancinelli

10/28/20254 min read

Il web è nato per essere letto dagli esseri umani e interpretato da motori di ricerca progettati per imitarne il ragionamento.
Oggi la situazione è ribaltata: la principale audience di un contenuto non è più solo l'utente, ma il modello che lo interpreta e decide se usarlo per rispondere a una domanda.

Ottimizzare per l’AI non significa creare contenuti pensati per la macchina.
Significa progettare informazioni che la macchina può comprendere, verificare e collocare con certezza.

Questo è il nuovo fondamento tecnico della GEO (Generative Engine Optimization).
La SEO serviva a essere trovati.
La GEO serve a essere interpretati e citati.

Il cuore di questo cambiamento è la struttura, non il volume di contenuti.
È il dato, non solo la narrazione.
È la coerenza semantica, non solo la quantità di keywords.

E tutto parte da una domanda:
il tuo brand è leggibile dalle AI come un’entità con identità, attributi e relazioni?

Perché i modelli AI richiedono contenuti strutturati

I modelli generativi non navigano il web link dopo link.
Estraggono segnali, li trasformano in rappresentazioni semantiche e li archiviano in embedding, un modo matematico di rappresentare significati, relazioni e probabilità.

Non leggono solo cosa scrivi.
Leggono chi sei, come sei definito e come sei connesso.

Questo spiega perché siti pieni di contenuto possono essere ignorati dalle AI mentre brand con una chiara identità digitale iniziano a comparire nelle risposte:

  • la macchina preferisce la certezza all’interpretazione

  • non scommette sulla coerenza: la verifica

Un testo può essere convincente per un utente, ma se non è strutturato, la macchina non sa come classificarlo.
E ciò che non si classifica, non si suggerisce.

Dal testo naturale al dato strutturato

Il testo naturale resta centrale, ma non è sufficiente.

La differenza chiave nell’era AI è questa:

  • Il contenuto informa.

  • La struttura definisce e garantisce.

Dare alle AI una struttura chiara significa fornire punti di ancoraggio semantici, non solo narrazione.

Schema.org: il linguaggio base per un web interpretabile dall’AI

Schema.org non è una tecnica di SEO avanzata.
È un linguaggio che permette ai sistemi di sapere ciò che stai dichiarando di essere.

In passato ha migliorato i rich snippet.
Oggi migliora la comprensione dell’entità nei modelli AI.

Il markup è la tua dichiarazione ufficiale di identità.
Non serve per convincere l’utente, ma per istruire la macchina.

E per un brand che vuole essere raccomandato dall’AI, i template di schema.org non sono decorazione: sono fondamento semantico.

Gli elementi più critici per la maggior parte delle aziende includono:

  • Organization (dati istituzionali e riconoscimento del brand)

  • Product e Service (cosa fai e come lo fai)

  • Person per founder e leadership (autorità riconoscibile)

  • FAQ e Review (prova sociale verificabile)

Come scegliere il markup giusto

Non tutto va marcato.
L’errore più comune è considerare schema.org come un esercizio di quantità.

La logica corretta è precisione + rilevanza + tracciabilità.
La coerenza cross-canale conta quanto il tag in pagina.

Se un’informazione compare nel markup ma non ha riscontro altrove (sito, profili ufficiali, database autorevoli), l’AI non la assume come vera: la considera incerta.

E l’incertezza è il contrario della citabilità.

Knowledge graph del brand: la nuova infrastruttura di autorità

Il knowledge graph non è un’invenzione delle AI.
Esisteva già come modello per la comprensione del mondo.

Ma oggi rappresenta il sistema operativo della reputazione digitale.

Non conta solo essere descritti.
Conta essere collegati e verificati.

Un brand che esiste in modo isolato è fragile.
Un brand connesso a contesto, fonti, persone, categorie e prove è:

  • attribuibile

  • credibile

  • ricostruibile

E quindi citabile.

Identità univoca e disambiguazione

La disambiguazione non è marketing: è un requisito algoritmico.
Se esistono altri nomi simili, altre categorie possibili o messaggi non chiari, la macchina non rischia.

Preferisce ciò che non può essere interpretato male.

La progettazione semantica deve quindi rispondere a tre domande:

  • chi sei esattamente

  • in quale categoria operi

  • quali attributi ti rendono distinguibile

Definire questo equivale a installare una targa digitale riconoscibile dalla macchina.

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Microdati, JSON-LD e architettura semantica del sito

La maggior parte dei brand usa schema.org in forma basilare.
Nell’era AI, il passaggio non è più opzionale: è architetturale.

Il formato più efficace è JSON-LD, perché separa struttura e contenuto rendendo la dichiarazione esplicita e leggibile.

Ma anche la struttura del sito in sé diventa un segnale semantico.

Non stiamo più parlando solo di UX per utenti umani, ma di architettura cognitiva per sistemi AI.

Ottimizzare la struttura per l’ingestione AI

Una struttura AI-ready ha alcune qualità:

  • percorsi informativi chiari e raggruppati per tema

  • contenuti che “spiegano l’entità” prima di persuaderla

  • gerarchia che riflette la logica del settore, non solo la strategia marketing

La chiarezza strutturale si traduce in facilità di ingestione, e quindi in maggiore probabilità di comparire nelle risposte AI.

Il ruolo delle fonti esterne e dei metadata distribuiti

Una verità fondamentale della GEO è questa: il sito da solo non basta.

I modelli AI verificano ciò che dici tramite fonti esterne.
Non cercano un contenuto: cercano conferme incrociate.

Le superfici informative che rafforzano l’identità includono:

  • profili corporate verificati

  • database istituzionali

  • articoli editoriali affidabili

  • repository dei fondatori e top executive

Come i modelli verificano un brand

Il processo avviene in tre passaggi logici:

  • il modello identifica la dichiarazione

  • conduce matching con fonti esterne

  • assegna credibilità se c’è convergenza informativa

Questo è il nuovo concetto di trust computabile.
Non basta affermare.
Bisogna dimostrare.

GEO Sonar e l’ottimizzazione strutturale AI-first

Il problema è evidente: senza strumenti dedicati, oggi nessun SEO o marketer può misurare la presenza AI in modo affidabile.
Gli strumenti SEO tradizionali misurano ranking, non rilevanza algoritmica nei modelli generativi.

GEO Sonar nasce per questo: trasformare la comprensione teorica della GEO in operatività concreta.

GEO Sonar identifica:

  • dove e come un brand viene citato dall’AI

  • quali entità e attributi vengono riconosciuti (o ignorati)

  • quali fonti esterne influenzano la tua presenza AI

  • quali azioni strutturali intraprendere

Non solo log di dati.
Ma indicazioni operative.

Dal monitoraggio all’azione strategica

GEO Sonar non si limita a rilevare segnali.

Li traduce in lavoro eseguibile:

  • audit AI-first

  • insight tecnici

  • checklist semanticamente guidate

Perché nel nuovo panorama non vince chi vede il problema, ma chi sa aggiustare la propria presenza cognitiva nei modelli.

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